Capitolo ottavo: Migrazioni climatiche

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Articolo redatto in collaborazione con Alessia Moratto, esperta in advocacy e diritti umani

“Quegli eventi mi hanno segnato profondamente. Avrei voluto restare e vivere in Bosnia per sempre. L’alluvione mi ha fatto pensare a cosa sarei stata in grado di offrire a mio figlio in quel villaggio bosniaco tra tre o dieci anni. È stata la ciliegina sulla torta di un lungo processo decisionale”.
Il racconto di Ana è una delle migliaia di storie di chi si trova a dover abbandonare la propria casa a seguito di eventi naturali catastrofici. In questo caso, la donna è stata obbligata a lasciare il proprio paese a causa dell’esondazione del fiume bosniaco Sava, le cui acque, nel 2014, hanno sommerso il 98% del territorio del suo comune di residenza.

Il fenomeno
Quando si parla di migrazioni climatiche tendiamo erroneamente a pensare ad eventi lontani da noi, nel tempo e nello spazio. Dati ufficiali affermano tuttavia che, tra il 2008 ed il 2016, i cambiamenti climatici hanno costretto 22 milioni di persone all’anno a lasciare la propria terra di origine ed emigrare per circostanze legate all’ambiente.
Questo fenomeno è però più complicato di quanto possa sembrare a primo impatto: esso dipende da una molteplicità di fattori, soprattutto economici, sociali, giuridici e geopolitici.
Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), infatti, non tutti coloro che sono fortemente esposti a fattori climatici estremi si trovano nella condizione effettiva di migrare: la loro possibilità di movimento dipenderà da una adeguata disponibilità di risorse economiche e, spesso, dal contesto sociale della comunità di appartenenza.

Tra percezione e diritto
In questo contesto, la percezione individuale gioca un ruolo fondamentale nel cercare di classificare la suddetta tipologia di migranti.
Al contrario di quanto si possa pensare, una ricerca delle Nazioni Unite evidenzia che coloro che sono stati costretti a migrare a causa di un evento climatico estremo non si autodefiniscono come “migranti climatici”. Essi, infatti, tendono a non riconoscere il fattore ambientale come motivo principale della propria scelta, associandola spesso a cause più tangibili come la povertà o la disoccupazione.
“Raramente le persone fanno il collegamento con la crisi climatica, anche in quei casi – come una prolungata siccità, ad esempio – in cui gli impatti del clima spingono direttamente le persone a migrare”.

livello giuridico, per di più, non esiste ancora un riconoscimento ed un supporto condiviso a livello internazionale per le persone costrette ad abbandonare le proprie case a causa di fenomeni climatici estremi. Il diritto internazionale, infatti, non riconosce il diritto d’asilo per motivi ambientali, e quindi un individuo costretto ad emigrare all’estero a causa di eventi naturali catastrofici non può essere riconosciuto come “rifugiato” ed ottenere i benefici legati a questo status.
Inoltre, secondo le suddette leggi, i rifugiati sono coloro che migrano in un paese diverso dal proprio; tuttavia, le statistiche mostrano che coloro che si muovono a causa di fattori climatici estremi spesso migrano in un’altra area o regione del proprio paese d’origine. 

Una definizione per identificarli è stata però coniata dall’IOM: “I migranti ambientali [o climatici] sono persone o gruppi di persone che, principalmente a causa di cambiamenti improvvisi o graduali dell’ambiente che influiscono negativamente sulle loro condizioni di vita, sono costrette ad abbandonare le loro residenze abituali, o scelgono di farlo, sia temporaneamente che permanentemente, sia nel loro stesso paese che al di fuori di esso.”

Italia, Europa, Mondo
Il cambiamento climatico è un fenomeno globale, e colpisce tutte le aree del mondo con effetti più o meno tangibili. Le sue conseguenze risultano più visibili ed ingenti in determinate aree climatiche e per quelle comunità già vulnerabili (dipendenti da mezzi di sussistenza agricoli o costieri, nonché quelle svantaggiate e soggette a discriminazione).Anche in Italia il cambiamento climatico incide sempre più nella vita delle persone: secondo Legambiente negli ultimi dieci anni sono stati registrati 594 fenomeni estremi che hanno portato alla morte di 231 persone e all’evacuazione di oltre 50.000.
I diversi fenomeni comprendono allagamenti, frane, danni ed interruzioni delle infrastrutture causati da piogge intense, danni provocati da prolungati periodi di siccità, trombe d’aria, esondazioni fluviali.

In Europa, il numero di persone sfollate a causa di eventi climatici estremi è aumentato in modo consistente, passando da 43 nel 2016 a 100 nel 2019.
Sono sei i paesi che detengono, a livello europeo, primati negativi legati ad eventi naturali catastrofici, sempre più frequenti nel continente:

  • Bosnia ed Erzegovina, Spagna, Francia e Germania sono i paesi in cui, nell’ultima decade, è stato registrato il più alto numero di evacuazioni a causa di disastri naturali;
  • La Moldavia è il paese più vulnerabile al cambiamento climatico e rientra tra i primi 10 stati al mondo con la più alta percentuale di cittadini colpiti da eventi atmosferici estremi;
  • Il Portogallo è il paese che vanta il triste primato del maggior numero di roghi annuali dal 2015 ad oggi.

Secondo la Banca Mondiale, entro il 2050, un numero crescente di zone abitate dell’Africa subsahariana, dell’Asia meridionale e dell’America Latina potrebbero diventare sempre meno abitabili, a causa di fattori quali l’innalzamento del livello del mare, le crescenti mareggiate, la minore disponibilità idrica e, di conseguenza, la minore produttività delle colture.
Questi mutamenti potrebbero portare fino a 143 milioni di persone a lasciare le proprie case e muoversi all’interno dei propri paesi in cerca di un contesto abitativo maggiormente favorevole.

Fonti:
Euronews (2020), I migranti climatici sono già tra noi, e sono europei
Amnesty (2020), Cambiamenti climatici e diritti umani
Guardian (2020), How helpful is the term ‘climate refugee’?
Legambiente (2019), Emergenza clima e cambiamenti climatici: ecco il bilancio del 2019
Open Migration (2019), Migranti e cambiamenti climatici. Chi migra, perché e come intervenire per porvi rimedio?
Il Post (2019), Le persone migreranno a causa del clima

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