Capitolo nono: Povertà mestruale. Una disuguaglianza di genere

Tempo di lettura: 4 minuti

Articolo redatto in collaborazione con Alessia Moratto, esperta in advocacy e diritti umani

“É semplice: donne e ragazze hanno sia diritti umani che il ciclo mestruale. Una cosa non deve escludere l’altra.”[1] 
(Hannah Neumeyer, responsabile Diritti Umani presso WASH United)

Negli ultimi anni, anche grazie alle numerose informazioni reperibili in rete, si sente spesso parlare della cosiddetta “povertà mestruale” (dall’inglese period poverty), un fenomeno che da sempre colpisce una fetta consistente delle persone che hanno il ciclo mestruale. Tuttavia, dato il forte stigma che circonda il tema, fino a qualche tempo fa non se ne discuteva pubblicamente, e tuttora è un argomento poco gradito in molte parti del mondo.

Prima di addentrarci nella materia in questione, un piccolo disclaimer ci appare doveroso. Nella maggioranza di documenti ufficiali sulla povertà mestruale, ma anche sulle informazioni più generiche riguardanti il ciclo mestruale, si fa riferimento esclusivo a donne e ragazze, che indubbiamente sono la categoria maggioritaria di persone con le mestruazioni. Nonostante ciò, non sono le uniche: ricordiamo infatti che anche altre categorie di individui possono avere il ciclo mestruale, ad esempio uomini transgender o persone non binarie.

Cos’è la povertà mestruale?
Il termine povertà mestruale è usato per indicare l’impossibilità economica di assicurarsi un’igiene adeguata durante tutto il periodo mestruale, ovvero poter accedere ad appositi dispositivi sanitari (assorbenti, tamponi o coppette) ed a luoghi idonei per una corretta igiene (bagni puliti ed attrezzati).
Contrariamente a quanto si possa pensare, la povertà mestruale si riscontra in moltissime aree del mondo, anche quelle che nell’immaginario collettivo sono ritenute più avanzate di altre. Oggi, infatti, sono circa 500 milioni le donne e le ragazze che vivono in condizioni di povertà mestruale.
In Etiopia il 51% delle ragazze perde ogni mese da 1 a 4 giorni di scuola per mancanza di prodotti mestruali.
In Bangladesh 1 ragazza su 4 non va a scuola durante il ciclo mestruale.
In Inghilterra 1 ragazza su 10 non può permettersi di comprare assorbenti o altri prodotti per l’igiene mestruale; il 15% delle intervistate ha difficoltà ad acquistare assorbenti; il 14% li ha chiesti in prestito ad un’amica perché non poteva permetterseli.[2]
In Nuova Zelanda il 12% delle studentesse tra i 13 e i 17 anni ha avuto difficoltà ad accedere ai prodotti sanitari durante il ciclo; 1 studentessa su 12 ha saltato la scuola perché non poteva permettersi i prodotti mestruali.[3]

Mestruazioni e diritto all’istruzione
La povertà da mestruazioni colpisce moltissime fasce d’età e tra le più giovani rappresenta un serio ostacolo alla frequenza scolastica, con conseguente perdita in termini di accesso all’istruzione, capacità di realizzare il proprio potenziale e possibilità di assicurarsi un lavoro dignitoso. 
Quando una persona minorenne non è in grado di frequentare la scuola perché non è fornita dei prodotti necessari durante il ciclo mestruale, si viola il suo diritto all’istruzione, riconosciuto da numerosi trattati internazionali. 
L’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e gli articoli 13 e 14 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali stabiliscono, infatti, che l’istruzione di livello secondario dovrebbe essere disponibile per tutti. Tuttavia, il costo dei prodotti mestruali impedisce a coloro che non possono permettersi di acquistarli di avere una corretta frequenza scolastica durante il ciclo.

La Tampon Tax
In molti paesi del mondo i prodotti mestruali e per l’igiene femminile sono soggetti all’imposta sul valore aggiunto o all’imposta sulle vendite, la cosiddetta “tassa sui tamponi” (“tampon tax”).
Essa viene applicata ai beni di lusso, ovvero quelli ritenuti non strettamente necessari. Chiaramente i prodotti mestruali non possono essere considerati tali ed è per questo che un numero sempre crescente di persone richiede l’abolizione di questa tassa affermando che essa, oltre ad essere imposta su beni di prima necessità, ricade su una specifica categoria di persone rappresentando una vera e propria discriminazione di genere.

È per questo che negli ultimi tempi numerosi governi hanno ridotto o, in alcuni casi annullato, la tassa sugli assorbenti, così da rendere i prodotti mestruali più accessibili a tutte le persone che ne hanno bisogno. 
La Francia ha abbassato l’imposta dal 20% al 5% (2015);
Il Canada ha eliminato la tassa su assorbenti e coppette mestruali (2015);
Le Canarie (governo regionale) hanno eliminato completamente la tassazione sui prodotti mestruali (2017);
La Scozia (governo regionale) ha iniziato un programma pilota per mettere a disposizione delle persone che non possono permetterseli, prodotti sanitari gratuiti nelle scuole e nei banchi alimentari (2017).

In Italia, l’aliquota ordinaria sugli assorbenti è stata introdotta nel 1973 ed è aumentata nel tempo dal 12% al 22%. Nel novembre del 2019 il Parlamento italiano ha approvato un emendamento che prevede l’abbassamento dell’IVA su tamponi e assorbenti al 5% (aliquota per i beni di prima necessità). La riduzione è stata però applicata solo ad alcune tipologie di prodotti mestruali: assorbenti compostabili, assorbenti biodegradabili, assorbenti lavabili e coppette mestruali riutilizzabili.
Per sostenere le persone che non possono avere accesso ai prodotti mestruali, e per sensibilizzare al tema, alcune associazioni (perlopiù studentesche) hanno creato il progetto l’“assorbente sospeso”. Quest’iniziativa, attraverso delle cassettine posizionate nei bagni di scuole e università del territorio italiano, permette di donare assorbenti a chi non può permetterseli.

Povertà mestruale e Covid-19
La crisi legata alla pandemia di Covid-19 sta avendo forti conseguenze anche in tema di povertà mestruale. Secondo un sondaggio realizzato dall’organizzazione Plan International, infatti, le persone che hanno il ciclo mestruale stanno riscontrando una ridotta disponibilità di prodotti per l’igiene mestruale, dovuta all’impossibilità di accedere ai negozi e alla riduzione di rifornimenti, con conseguente aumento dei prezzi. Le restrizioni negli spostamenti rendono anche più difficile l’accesso a luoghi intimi e puliti per l’igiene e a fonti di acqua pulita, nonché alle informazioni e ai servizi di base. Gli operatori del settore hanno registrato anche un aumento di discriminazioni e pratiche culturali dannose.

La povertà mestruale è una problematica che ci colpisce tutti, indistintamente. L’igiene mestruale è un diritto umano e, in una società che rispetta la dignità umana e l’uguaglianza, essa deve essere garantita a tutte le persone che hanno il ciclo mestruale.


[1] “It’s simple, women and girls have human rights, and they have periods. One should not defeat the other.”
[2] Dati relativi ad una ricerca condotta nel 2019 da Plan UK su un campione di 1000 ragazze tra i 14 e i 21 anni.
[3] Dati relativi al 2019. Da metà 2020 è stato lanciato un programma nazionale per fornire prodotti mestruali a tutte le studentesse del paese.

Fonti
Voices of Youth (2020), Youth Activism: We Are on a Mission to End Period Poverty
Mestruazioni senza tabù (2020), L’Assorbente Sospeso per sensibilizzare sulla period poverty e aiutare chi ne ha bisogno: l’iniziativa di solidarietà perché “il ciclo non è un lusso”
Plan International (2020), MENSTRUAL HEALTH DAY: GLOBAL period poverty and stigma getting worse under lockdown
Amnesty International (2019), Mestruazioni: le donne che infrangono i tabù
Global Citizen (2019), Period Poverty: Everything You Need to Know
Il Bo live. Università di Padova (2018), Tampon Tax, la discriminazione di genere in un’imposta
Narang S. (2018), 7 activists in 7 countries who want to strip menstruation of stigma
The Meteor (2018), The hidden shame of period poverty

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